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10.000 passi al giorno per restare in forma

Per prendersi cura in modo corretto del proprio benessere è sufficiente aumentare di almeno 2000 passi l’attività fisica che si pratica quotidianamente. E’ quanto afferma una ricerca realizzata dal Dr. James O. Hill, del Center for Human Nutrition della University of Colorado Health Sciences Center. Per perdere peso bisogna camminare di più. Le persone che hanno una vita sedentaria, generalmente compiono dai 2000 ai 3000 passi al giorno. Studi precedenti hanno dimostrato che compiere 6000 passi al giorno riduce sensibilmente il rischio di patologie cardio-circolatorie; compierne dagli 8000 ai 10.000 aiuta a perdere peso. Quanto valgono 2000 passi? E’ circa un miglio. Per avere benefici per la propria salute, non occorre compiere l’intero miglio tutto in una volta sola, basta aggiungere qualche passo in più alla normale attività fisica che realizziamo durante la giornata.

279edf1209640830c82a7139ce067cFoto: mineimatorforums.com

CONTAPASSI: avere sempre con sé un contapassi, incentiva a camminare di più ogni volta che se ne ha la possibilità. Ci sono diversi espedienti che possono far aumentare di uno o due miglia il cammino che realizziamo ogni giorno: parcheggiare più lontano rispetto alla nostra destinazione, prendere le scale piuttosto che l’ascensore, camminare quando si parla al telefono, camminare sul posto un minuto ogni ora.

Qui sotto sono riportati alcuni stratagemmi per camminare di più durante l’intero arco della giornata (ricordatevi che l’obiettivo è raggiungere i 10.000 passi al giorno):

  • parcheggiare nel punto più lontano rispetto alla nostra destinazione;
  • se si utilizza il bus, scendere alla fermata prima e proseguire il resto del percorso a piedi;
  • fare le scale piuttosto che usare l’ascensore;
  • camminare mentre si parla al telefono;
  • non comunicare le informazioni ai propri colleghi d’ufficio o ai propri vicini di casa tramite telefono o e-mail, ma recarsi personalmente da loro;
  • mentre si conversa con un amico, non rimanere fermi ma camminare;
  • cambiare i canali della tv direttamente dal televisore, non utilizzando il telecomando;
  • non rimanere seduti o sdraiati, ma camminare durante gli spot pubblicitari;
  • dedicare qualche minuto ogni ora per fare due passi;
  • camminare durante la pausa pranzo;
  • camminare insieme ad amici e vicini di casa;
  • far diventare la passeggiata dopo pranzo e dopo cena un’abitudine famigliare;
  • portare in casa le borse della spesa una alla volta;
  • portare il proprio cane a fare una passeggiata;
  • camminare mentre si sta preparando il pranzo o la cena

<<E’ interessante riflettere sul fatto che tutti questi espedienti, apparentemente insignificanti, sono degli alleati molto importanti per la lotta contro l’obesità>> –  chiosa Catrine Tudor-Locke, Ph.D., Department of Exercise and Wellness, Arizona State University, a conclusione di una ricerca del President’s Council of Physical Fitness and Sports.

WalkingFoto:caribbeancr.edublogs.org

Rapporto tra attività – passi compiuti: 1 miglio = 2100 passi di media; 1 giro dell’isolato = 200 passi di media; 10 minuti di camminata = 1200 passi di media; nuotare o andare in bicicletta = 200 passi per ogni minuto; atletica – sollevamento pesi = 200 passi al minuto; pattinaggio a rotelle = 200 passi al minuto.

Siete ancora lì davanti al computer? Alzatevi e camminate!!


Quando il bimbo ha paura dell’acqua

Spiace doverlo ammettere, ma spesso la paura dell’acqua viene trasmessa proprio dai genitori, anche se non ne sono consapevoli. Difficilmente i bambini molto piccoli nutrono avversione per l’acqua. Anzi, la riconoscono come elemento piacevole e familiare poiché hanno vissuto nel liquido amniotico nella fase prenatale. Eppure per molti il primo approccio può diventare fonte di timori. Cosa fare allora per evitarlo?

Insieme a un genitore con il corso neonatale

Papà e mamma potranno decidere chi dei due è più adatto ad accompagnare il bimbo nella sua prima avventura acquatica grazie al nuoto neonatale, ossia l’attività che si svolge in acqua riservata ai neonati e che verte sostanzialmente nel mantenere la cosiddetta acquaticità, che è tipica del neonato. Ha come obiettivo il rafforzamento del legame genitore-bimbo attraverso il gioco in piena libertà, ma anche far familiarizzare il piccolo con l’acqua, ovviamente senza regole o costrizioni. I corsi di acquaticità possono essere iniziati solo dopo i 3 mesi, dopo le prime vaccinazioni, quando il sistema immunitario è già sufficientemente maturo. Indispensabile è un inserimento graduale in modo che il piccolo si abitui poco alla volta all’assenza di gravità e si può continuare sino ai 3 anni: all’inizio con cadenza settimanale e poi anche bisettimanale.

Award-Winning-Water-Babies-Dorset_24610_imageFoto: hotfrog.co.uk

Il neonatale ha grandi vantaggi sia per il bambino, sia per il genitore; vediamoli insieme: l’immersione lo calma e lo rilassa anche perché gli ricorda le piacevoli sensazioni della vita intrauterina. L’acqua esercita un benefico micro-massaggio sulla pelle e stimola movimenti dolci che rilassano la muscolatura; il movimento provoca la liberazione nell’organismo di endorfine, sostanze che regalano benessere e serenità. L’appetito migliora e anche il sonno è più profondo e tranquillo; favorisce lo sviluppo fisico e motorio; il piccolo impara a essere autonomo anche in ambienti diversi dall’acqua; in acqua i genitori si sentono più liberi e trovano nuovi modi per giocare e comunicare con il piccolo migliorando l’intesa reciproca. Se la mamma per esempio non ha familiarità con l’acqua oppure è di carattere ansioso, le sue ansie e paure verranno percepite immediatamente dal bambino che tenderà a sviluppare un atteggiamento negativo e a rifiutare il contatto con l’acqua, sia il mare sia in piscina. Invece il genitore che si sente più sicuro può affiancare fin dai primi mesi di vita il piccolo aiutandolo a familiarizzare con l’acqua attraverso il gioco. È importante procedere con gradualità rispettando i tempi del bambino.

Superata la fase neonatale si passerà all’ambientamento, dove il bambino imparerà a nuotare sotto forma di gioco e con l’ausilio dei braccioli fino ad arrivare all’apprendimento delle varie tecniche natatorie.

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Paura dell’acqua? Ecco come sconfiggerla

Vorreste tanto imparere a nuotare, ma il terrore dell’acqua vi paralizza? Niente paura affidatevi ad un bravo istruttore e vedrete che progressi.

Anzitutto non bisogna vergognarsene; magari avete vissuto un episodio spiacevole da bambini (vi si è sgonfiato il salvagente oppure un’onda vi si è rovesciata sulla testa) o più semplicemente i vostri genitori, un po’ troppo apprensivi, non vi hanno messo a vostro agio. Non arrendetevi: si può rimediare, basta affidarsi ad un istruttore brevettato FIN, competente e paziente.

Adult-Swimming-Lessons-TorontoFoto: cardiotrek.ca

Per i primi passi, meglio con acqua bassa e riscaldata

La vasca in cui cominciare il percorso deve avere l’acqua bassa e tiepida. E, prima di entrare, è opportuno fare una chiacchierata. Parlare delle proprie paure, scaricare l’ansia è un buon inizio per stabilire un rapporto di complicità e fiducia. Poi la persona viene presa per mano ( è importante il contatto fisico, che infonde sicurezza) e condotta a bordo piscina.

Piano piano si entra cominciando a camminare nella zona più bassa. Le mani del trainer non si staccano nemmeno nello step successivo: il galleggiamento verticale. Infine ci si separa: l’aspirante nuotatore si affida al corrimano a bordo vasca arrivando ad usare fettucce e tubi.

Una volta che ci si trova a proprio agio in vasca, si passa alla fase “immersioni”. Prima solo il viso, poi la testa;  quindi il passo successivo, quello forse tra i più critici: si abbandona la fase di appoggio e si passa al galleggiamento supino e prono. Le mani dell’istruttore, a questo punto, sono solo di sostegno.

53b1c34d2a065.preview-620Foto: host.madison.com


Nuove regole per i certificati medici sportivi

Il ministro della salute Beatrice Lorenzin ha firmato nuove linee guida di indirizzo in materia di certificati medici che si applicano agli alunni che svolgono attività fisico-sportive organizzate dalle scuole al di fuori dell’orario di lezione, a coloro che fanno sport presso le società affiliate alle Federazioni sportive nazionali e al Coni (ma che non siano considerati atleti agonisti) e a chi partecipa ai Giochi sportivi studenteschi nelle fasi precedenti a quella nazionale.

Rimane non obbligatorio ma facoltativo, dato che molte palestre ancora lo richiedono, il certificato per chi fa attività ludico-motoria.

Coloro che praticano attività sportive non agonistiche si devono sottoporre a controllo medico annuale e per ottenere il rilascio del certificato è necessaria l’anamnesi e l’esame obiettivo con la misurazione della pressione e di un elettrocardiogramma a riposo.

Per coloro che hanno superato i 60 anni e che associano alti fattori di rischio cardiovascolare, è necessario un elettrocardiogramma basale debitamente refertato annualmente, come anche per coloro che, a prescindere dall’età, hanno patologie croniche conclamate che comportano un aumento del rischio cardiovascolare.

I certificati per l’attività sportiva non agonistica possono essere rilasciati solo dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta o dal medico specialista in medicina dello sport.

Il costo degli accertamenti è sempre a carico del cittadino.

Nei prossimi giorni il ministro della salute Beatrice Lorenzin molto probabilmente terrà una conferenza stampa dove spiegherà dettagliatamente le nuove linee guida già entrate in vigore inerenti i certificati medici per attività sportive.

ministro-beatrice-lorenzinFoto: minturnet.it

Il ministro della salute Beatrice Lorenzin

Il decreto legislativo sui certificati medici sportivi si è reso necessario secondo la titolare del dicastero della salute per cercare di mettere un po’ d’ordine nell’ambito delle attività sportive.

Fonte: Agenzia di stampa ASCA


Lo sport giusto da piccoli per prevenire malattie da grandi

Praticare fin dai primi anni di vita giochi o attività sportive, di squadra o individuali, può aiutare anche a prevenire condizioni croniche da adulti. Ma non solo: <<l’80% dei bambini con malattia cronica possono praticare un’attività fisica che può essere anche parte del piano terapeutico. Perché lo sport produce un incremento dell’autostima tale da superare molte delle difficoltà che una malattia crea>> – spiegano gli esperti dell’ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Per i più piccoli il rientro dalle vacanze spesso coincide con la scelta dello sport da praticare durante l’anno, mentre i più grandi, in genere, proseguono l’attività decisa in precedenza.

Website cover pageFoto: svjcc.org

Le indicazioni degli esperti dell’ospedale prevedono che l’attività nei primi 4-5 anni di vita debba favorire la conoscenza del proprio corpo nello spazio. In seguito, si possono cominciare a praticare anche sport più specialistici e di squadra. Fondamentale la certificazione medico-sportiva: riguarda anche i piccoli pazienti affetti da malattie croniche che vogliono praticare lo stesso un’attività fisica. Secondo gli specialisti del Bambino Gesù: << ai bambini già in età prescolare si può proporre il nuoto. Uno sport completo, che viene praticato fin da piccoli poiché per il bambino l’acqua è l’ambiente più naturale e congeniale. Oltre a questo – osservano – fino ai 7-8 anni sarebbe opportuno praticare attività quali atletica leggera (marcia, corse, salti, lanci) o ginnastica. Quelle in cui il piccolo impara ad utilizzare il proprio corpo nello spazio e migliora la coordinazione neuromotoria>>.

slideshow-kids-960x380Foto: h2okidszone.org

Le discipline sportive collettive (calcio, pallavolo, pallacanestro, pallanuoto, rugby, pallamano e hockey) sono in genere apprezzate dai bambini sopra i 7 anni poiché coniugano impegno atletico, aspetto ludico e spirito di squadra. Collaborare tutti assieme per raggiungere il risultato, è un messaggio che viene codificato a partire da questa fascia di età e non prima. Gli sport individuali (ginnastica, sci, nuoto, ciclismo, canottaggio, scherma, arti marziali, eccetera) richiedono la capacità di resistere alla fatica, la capacità di concentrazione, il senso di responsabilità.

Kids-Mini-Water-Polo-Eager-Beaver-Swim-School-199x300Foto: eagerbeaverswimschool.com

Oltre i 9-10 anni ci si può accostare anche a discipline più specializzate, che richiedono anche il contemporaneo utilizzo di un attrezzo, come avviene ad esempio nella scherma, nel tennis e nel tiro con l’arco. Nel caso di sport che sollecitino in modo particolare la schiena (ad esempio la danza e la ginnastica artistica) è utile abbinare una pratica in grado di ‘compensare’ e ridistribuire l’impegno.

<<Un passaggio fondamentale – spiega Attilio Turchetta, responsabile di Medicina dello Sport all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – è quello della certificazione medico-sportiva. Abbiamo una legge molto efficace, integrata da regolamenti regionali, che oltre al medico dello Sport, assegna anche al pediatra di famiglia e al medico di base (sempre con costi contenuti) il compito di rilasciare il certificato non agonistico. E’ invece compito esclusivo del medico dello sport rilasciare la certificazione agonistica. Perseguire uno stile di vita corretto attraverso l’attività sportiva – continua – è considerato un obiettivo così importante, che in numerose Regioni tutti i test a pagamento previsti per il rilascio della certificazione agonistica sono esenti dal ticket fino ai 18 anni>>.

L’ospedale Bambino Gesù ha predisposto da tempo una struttura di Medicina dello sport dedicata alla valutazione funzionale e alla certificazione medico-sportiva di piccoli pazienti affetti da varie patologie croniche quali, ad esempio, cardiopatie congenite operate e non operate, malattie oncologiche, renali, polmonari o neuromuscolari. <<In questo modo – sottolinea Turchetta – si permette ad oltre l’80% dei bambini con malattia cronica di praticare un’attività fisica che può essere anche parte del piano terapeutico>>.

Non c’è uno sport specifico da consigliare ad un bambino affetto da malattia cronica: <<si cerca di seguire le inclinazioni e le aspirazioni del bambino evitando quelle che possano essere le attività pericolose in rapporto alla malattia. Per esempio: un bambino portatore di pace-maker dovrà evitare gli sport di contatto (tuffi, arti marziali, rugby ecc.) così da non rischiare eventuali traumi sul dispositivo. Potrà invece praticare in sicurezza il tennis, sport nel quale gli atleti sono separati da una rete e non si prevedono contatti fisici>>.

Fonte: Adnkronos News


Come scegliere lo sport giusto per contrastare l’adiposità localizzata

Se la tavola è importante per tenere a bada la cellulite, lo è altrettanto il movimento perché, attivando la circolazione locale di gambe e glutei, aiuta a eliminare le tossine che favoriscono l’adiposità localizzata. Inoltre, quando ci si muove si consumano calorie eliminando grasso e in più il moto aumenta il metabolismo permettendo così di consumare di più. Detto questo, probabilmente vi chiederete quali tipologie di attività fisica vanno bene. In realtà sarebbe opportuno praticare l’attività a seconda dell’obiettivo che si vuol raggiungere.

Se il problema è l’accumulo di liquidi, l’ideale è praticare uno sport in acqua (nuoto e acquafitness) perché si unisce il massaggio dell’acqua con effetto drenante al movimento vero e proprio.

aqua-fitnessFoto: lifeconcept.co.uk

Se invece c’è necessità di perdere peso, le attività aerobiche (nuoto, acquagym, corsa, passeggiate di buon passo, bicicletta) sono le migliori. Sarebbe opportuno tener presente che per i primi 30 minuti si bruciano zuccheri, mentre solo dopomezz’ora si cominciano a intaccare i grassi. Sarebbe preferibile quindi preparare un piano personalizzato che preveda un allenamento anche leggero, ma prolungato nel tempo (di almeno 40-45 minuti).

Se il problema è il rilassamento muscolare, bisogna puntare sulla tonificazione (circuiti in palestra senza esagerare con il carico) in modo da aumentare il tono dei  muscoli nei punti critici.

0502_bicycle_crunchFoto:womenshealthmag.com

 

Fonte: Viver Sani e Belli Magazine


Gli 8 motivi per cui fa bene nuotare. Anche al mare

Il nuoto fa bene per otto motivi. A riferirlo è il sito Medical Daily e allora vediamo quali sono questi benefici.

MTMyMDIxNTU1NDM0NjVfMQFoto: research.fuseink.com

  1. Il nuoto è un ottimo esercizio aerobico utile a qualsiasi età e anche a persone con problemi musclari, articolari e in sovrappeso.
  2. Riduce il tasso di mortalità del 50%. Secondo uno studio di alcuni anni fa, condotto da Steven Blair della University of South Carolina, i nuotatori sono più longevi. Durato 32 anni su decine di migliaia di individui, lo studio è apparso sull’International Journal of Aquatic Research and Education.
  3. Grazie alla dolcezza dell’acqua, aumenta la flessibilità corporea senza stressare le articolazioni.
  4. Potenzia la capacità polmonare e, secondo uno studio condotto alcuni anni fa presso la McMaster University, riduce i sintomi dell’asma.
  5. Come tutti gli esercizi aerobici, riduce il rischio di ammalarsi di diabete e aumenta il controllo glicemico nei diabetici.
  6. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), il nuoto e l’acqua gym, specie se in acqua calda, aiutano la salute mentale, alleviano i sintomi dell’ansia e della depressione.
  7. Il nuoto fa dimagrire (fino a 500 calorie bruciate in un’ora di vasche) e, poiché è  un esercizio in un mezzo soft che non stressa le giunture, può essere praticato tutti i giorni.
  8. Toccasana per le gestanti: il nuoto fa bene a mamma e feto, aumenta la circolazione del sangue e quindi il flusso di sangue all’utero.

Fonte: ANSA


Beveroni proteici. Che cosa puoi aspettarti davvero

Conosciuti in passato come un must per fisicati ad hoc, oggi i beveroni proteici (integratori a base di proteine o aminoacidi) vanno alla grande: l’importante è abbinarli a sport e dieta altrimenti non servono a nulla. Si trovano in polvere da sciogliere in bevande oppure già trasformati in bibite pronte all’uso, tuttavia è bene chiarire un concetto molto importante: non regalano muscoli, non fanno sparire la ciccia e non mantengono il corpo giovane in eterno.

best-protein-shake-for-muscle-gain1Foto: leanitup.com

Ecco una serie di domande e risposte da tenere bene a mente sull’assunzione di questi integratori.

  1. Possono davvero far perdere peso? No, le proteine in sé non fanno dimagrire. Se si usano i beveroni come sostitutivi dei pasti si perde peso perché tagliano le calorie e i carboidrati. Le proteine hanno, in questo caso, lo stesso effetto di una dieta iperproteica: i chili vanno via non a causa dell’aumento di proteine, ma per il taglio dei carboidrati. Tuttavia le diete iperproteiche, a prescindere dall’utilizzo dei beveroni, vanno fatte solo sotto controllo medico e al massimo per un paio di settimane .
  2. Aiutano a mantenere il corpo tonico? ma non da soli. E’ necessaria una dieta ipocalorica bilanciata, attività fisica regolare e solo in questo caso si possono abbinare integratori proteici che aiutano ad evitare che oltre alla massa grassa vada via anche quella magra. Meglio quelli a base di aminoacidi ramificati in quanto vengono assimilati dalla muscolatura, invece che dal fegato.
  3. Servono per affrontare con più energia gli allenamenti? Sì se si è sportivi incalliti e se si consumano più proteine di quelle apportate. I drink proteici ad esempio possono aiutare a reintegrare quelle perse al fine di non sentirsi troppo stanchi. Oppure si può optare per gli aminoacidi ramificati, da assumere prima e dopo l’attività fisica. Entrambi vanno però assunti a cicli di tre mesi per due volte l’anno, assumendone una sola dose giornaliera.

supplementsFoto: sixpackfactory.com

 

Fonte: Starbene magazine

 


Salute. Piscine sicure per la pelle

Che sia estate o inverno, per prendere il sole o per una nuotata, è sempre piacevole frequentare la piscina. A far desistere le donne è però il fattore cloro: presente nell’acqua come disinfettante, in molte si chiedono se possa far male alla pelle.

facebook-we-re-like-a-swimming-pool-e3aa4f4cefFoto: mashable.com

Secondo uno studio clinico del professor Antonino Di Pietro, Direttore dell’Istituto Dermoclinico Vita Cutis, eseguito recentemente su 100 persone dai 14 ai 60 anni abituali frequentatori di piscine (almeno due giorni alla settimana per tre mesi), solo il 2% ha riscontrato un leggero aumento della secchezza cutanea. Il restante 98% ha mantenuto una buona idratazione ed elasticità della pelle. Un dato curioso è l’aver osservato un lieve miglioramento delle macchie cutanee legato al potere sbiancante del cloro.

MTMyMDIxNTU1NDM0NjVfMQFoto: research.fuseink.com

La quantità di cloro prevista nelle piscine come disinfettante, secondo quanto disposto dal Ministero della Salute, non crea alcun danno per il nostro organismo. <<Solo rarissimamente, può comportare rischi per la pelle, visibili nei casi di ipersensibilità cutanea – chiosa il dermatologo -. In ogni caso, una doccia di acqua dolce dopo un bagno in piscina è più che sufficiente a evitare irritazioni. Le piccole quantità di cloro presenti nelle acque della piscina, non solo sono innocue ma possono avere un’azione disinfettante sulla cute prevenendo la formazione di infezioni da batteri, funghi e virus. Difatti, il virus delle verruche non si trova mai nelle acque della piscina, perché non in grado di sopravvivere, ma solo in spogliatoi e docce dove si sviluppa sui pavimenti umidi. Per evitare questo tipo di contagi è bene indossare sempre le ciabatte di gomma>> – specifica lo specialista.

<<Il cloro non fa male alla pelle – assicura Antonino Di Pietro – si tratta di un elemento chimico presente in grande quantità in natura, soprattutto sotto forma di cloruro di sodio, che è il nome chimico del comune sale da cucina. Anche molti alimenti lo contengono: farina di segale, olive mature, datteri, frumento integrale, fagiolini, mandorle, noci, ciliegie, pere, arance, castagne, pesche, albicocche. Inoltre, il cloro rappresenta la maggior parte dei sali presenti nei mari e negli oceani, circa il 2% della massa totale delle acque marine. Nelle piscine si usa perché ha importanti proprietà disinfettanti, soprattutto per batteri, funghi e virus>> –  conclude lo specialista non prima di sottolineare i benefici delle nuotate in piscina: <<fare un bagno in una piscina in regola secondo le norme vigenti, non solo aiuta l’apparato muscolare e scheletrico a restare in forma, ma può essere utile per il benessere della pelle e per la sua bellezza>> – conclude lo specialista.

SwimmingFoto: rockyfordcolo.com

Fonte: Più Sani Più Belli Magazine


Via libera all’attività fisica per la cura delle malattie croniche

Colpiscono un italiano su tre e costano al Servizio Sanitario Nazionale circa 60 miliardi l’anno. Stiamo parlando delle malattie croniche, un’emergenza sociale ed economica che può compromettere la produttività delle aziende e la qualità della vita delle persone. Le cause sono note: alimentazione scorretta e stili di vita errati, in primo luogo quelli sedentari. La soluzione? Passa da un’attività alla portata di tutti tutti: l’esercizio fisico. Che però dev’essere sicuro e controllato.

Sono questi i temi affrontati dal progetto “Movimento per la Salute” organizzato presso il Senato della Repubblica e promosso da ANIF (Associazione Nazionale Impianti per il Fitness e per lo Sport), SIMG (Società Italiana di Medicina Generale) e Movimento per la Salute.

bigstock_Gym_Fitness_Healthy_Lifestyl_10631033_t750x550Foto:idahoseniorindependent.com

Technogym invece patrocina l’evento in collaborazione con “Il ritratto della Salute”. <<Siamo orgogliosi di dare il nostro appoggio e sostegno a questo progetto – sottolinea il dott. Claudio Cricelli, Presidente di SIMG –, innanzitutto perché ci vede coinvolti in prima linea, in secondo luogo perché come medici di famiglia stiamo cercando di diffondere lo stesso concetto di prescrizione dell’attività fisica come un vero e proprio farmaco, da assumere in maniera sicura e controllata.>>

<<… Il medico di medicina generale ha un ruolo determinante nel promuovere l’attività fisica con i suoi pazienti – aggiunge Cricelli –, ma uno dei problemi da affrontare riguarda proprio la sua formazione su queste tematiche.>>

I risultati di uno stile di vita corretto, che comprende semplici precauzioni come mangiare correttamente, non fumare, bere con moderazione e muoversi il più possibile, possono trasformarsi in “farmaco naturale” e non invasivo capace di combattere piccoli e grandi problemi di salute. Un concetto che Technogym promuove da tempo.

AquaFit3 SlideshowFoto: bayvenues.co.nz

<<Da oltre 20 anni Technogym promuove in tutto il mondo il concetto di wellness come opportunità sociale ed economica per governi, imprese e cittadini – chiosa Nerio Alessandri, presidente e fondatore di Technogym -.  Il wellness è uno stile di vita profondamente italiano che affonda le proprie radici nel “mens sana in corpore sano” dei romani e si basa su regolare attività, sana alimentazione e approccio mentale positivo. Il wellness rappresenta una grande risorsa per il nostro Paese che, mettendo a sistema tutti gli elementi distintivi della qualità della vita italiana come il design, l’arte, la cultura, l’alimentazione e il patrimonio paesaggistico, può diventare il primo produttore di benessere al mondo con un beneficio interno in termini di salute della popolazione e un beneficio esterno in termini di flussi turistici e di maggior valore aggiunto per i nostri prodotti.>>